L A T E N Z E

 

2015 - MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

a cura del Servizio Educativo della Soprintendenza

 

(Guarda il Video su YouTube)

 

 




 
 
 
 
 




 
 
 
 
 




 
 
 



 
 
 




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

"LATENZE”, OVVERO RITRATTI DI RITRATTI

Gianluigi Gargiulo (o anche Adriano Meis) è un artista “non ufficiale”: più per l’inconsueto, leggero proporsi quale “ingegnere appassionato di fotografia” che per altro. Dotato di una rilassata sicurezza e – cosa rara – di ironia e – cosa ancor più rara – autoironia, a Napoli è ormai ben noto fra gli organizzatori e i frequentatori assidui di mostre d’arte contemporanea. Sono anni, infatti, che puntualmente si aggira per le inaugurazioni a riprendere gli artisti in posa davanti alle loro opere, talvolta spregiudicatamente rielaborando le immagini raccolte. Potrebbero sembrare scatti “di servizio”, ma a un occhio attento appare ben chiaro che c'è qualcosa in più. A ogni buon conto, chi preferisca considerare Gargiulo un reporter potrebbe per esempio, essendo mancato a questo o a quel vernissage e non conoscendo affatto l’artista in fotografia né più di quell’unica opera alla quale lui la/lo ha incollata/o, confrontare la fisionomia dell’autrice/autore con quella della sua creazione e applicarsi almeno a valutare se vi sia coerenza tra le due, se da quella persona ci si sarebbe mai attesi quell’esito artistico... I ritratti in argomento sono stati recentemente proposti ne “La mostra delle mostre” al Pan di Napoli.
Di poco precedente è “Anime senza”, esposizione della quale, a chi l’abbia perduta, si consiglia la visione – nonché la lettura del testo critico di Mario Franco – in www.gianluigigargiulo.it.

Di Gargiulo volemmo proporre qui nel Museo Archeologico di Napoli, l’anno scorso, una installazione – alla quale mi parve pertinente dare il titolo di “Godgets”, dall'intuibile significato – da includere nella serie “Trattamenti”, che, allora da poco avviata, intende mettere in mostra l’Antico sottoposto a differenti e non sempre discrete manipolazioni, se non mal-trattamenti… I piccoli magneti con eroi e divinità raccolti da Gargiulo in giro per la Grecia, bassorilievi in resina di indubbio cattivo gusto usati per tappezzare frigoriferi e invece esposti, per l’occasione, in ridondanti cornici, vedevano, fotografati perfettamente da lui su fondo nero, mutato in modo radicale, e nobilitato, il loro aspetto, assumendo quello di patinate immagini “alla FMR”.

Ora, in “Latenze”, Gargiulo offre, al variegato pubblico che frequenta in occasioni fra loro diversissime la sala conferenze del Museo, l'esplorazione (nata per puro caso?), o meglio l’estrazione, delle possibili immagini nascoste in alcuni dei volti più celebri dell’Archeologico, da lui – cultore delle dinamiche ricerche futuriste – osservati con mobile attenzione. Dal caso a una ricerca sempre più controllata, però mai fino in fondo controllabile: provando e riprovando a muovere la macchina fotografica mentre liberava lo scatto sui volti in bronzo della villa ercolanese “dei Papiri”, Gargiulo ha ottenuto questi insoliti fermo immagine, questi ritratti di ritratti (o di volti ideali), campionario della sua sensibilità di odierno osservatore e interprete applicata a oggetti comunque inevitabilmente traditi se replicati in pittura o in fotografia, in un video o in una nuova scultura. E quanto più l’oggetto – l’antico manufatto, in questo caso – abbia energia, e sia in grado di parlare al nostro tempo, e sia capace di provocare l’artista a metterglisi davanti a scrutarlo e a farsi suggerire visioni, tanto più questi vorrà e saprà ricambiargli lo sguardo e da quella scaturigine ricavare nuove e interessanti forme. Significativo è che nessun ritratto venga da Gargiulo… ritratto una sola volta: il gioco delle riletture – credo ci voglia dire – può ripetersi all’infinito, ogni testa originale può essere ad libitum tradotta, alterata per mostrarci le impreviste facce visibili sotto la prima pelle, le dissonanze che, ottenute una volta, saranno irripetibili, visto l’avventuroso procedere dell’autore.

[m.d.g.

 

 

 

 

 

G I A N L U I G I   G A R G I U L O

L A T E N Z E

Adriano Meis intervista Gianluigi Gargiulo in occasione della mostra  

a cura del Servizio Educativo SBA Na 

La mostra è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì, escluso il martedì, fino alle 15,30, nonché in coincidenza con le attività della sala conferenze per diversi mesi.

 Perché nuove foto al Museo Archeologico ?

Nel luglio del 2014 ho partecipato con la mia mostra Godgets alle iniziative del Servizio Educativo della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli diretto da Marco De Gemmis. Ho avuto così occasione di girovagare, con la macchina fotografica, per le sale del Museo, che già conoscevo, ma che riservano sempre grandi sorprese. Ho cominciato a scattare, cosciente che grandi autori avevano già da anni documentato e narrato attraverso immagini indimenticabili le bellezze di questo Museo ed in particolare dei bronzi della Villa dei Papiri. Non mi ponevo come fine una ulteriore e sterile documentazione delle opere, ma, a guardarle e riguardarle, sentivo che nascondevano altre dimensioni. E allora mi sono riproposto di svelarne una che non fosse legata al tempo della loro storia, ma al “tempo” dei miei scatti.

 In che modo ?

La mia scelta è ricaduta su busti e statue di bronzo delle sale della Villa ercolanese. A mano libera, con tempi lunghi, mi sono posto davanti al soggetto prescelto e ho scattato muovendo la fotocamera in diversi modi. Non ero sicuro di cosa ne sarebbe venuto fuori. Il primo risultato certo  è stata la curiosità dei custodi, che vedevano questo strano turista danzare nelle vicinanze di busti  e statue agitando la fotocamera.

E i risultati successivi ?

Esaminando le foto ottenute mi sono reso conto che gli scatti, così poco convenzionali, erano pieni di luci, contrasti, trasparenze, sfocature. Emergevano emozioni, o almeno a me così sembrava. E allora ho cercato di dare una dimensione a queste emozioni, legata non tanto alla riconoscibilità del personaggio raffigurato, quanto ad un suo “alias visivo” ad un “altro” racchiuso, nascosto nel bronzo. Il risultato, come si può vedere, evidenzia che quei bronzi racchiudono altre sembianze: invisibili ad occhio nudo, emergono prepotentemente in un nuovo “spazio tempo” rilevato dalla macchina.

Perché il titolo "Latenze" ?

Intanto perché, come dicevo, c’è la scoperta che i bronzi nascondono diverse immagini che le mie foto hanno semplicemente rivelato. Poi perché mi piaceva mettere in relazione il concetto di “latenza”, emergente dalle opere così fotografate, con il concetto di “immagine latente”, che conosce bene chi, come me, ha iniziato a fotografare in “analogico” tra pellicole e camera oscura. Cioè una immagine che esiste nella pellicola esposta, ma non è visibile ad occhio umano se non dopo un particolare trattamento chimico. Dello stesso bronzo spesso presento più di una immagine, a dimostrare la molteplicità delle latenze possibili in ogni soggetto, alcune delle quali ho reso visibili.

In conclusione, cosa raccontano le foto esposte ?

Io sono chi racconta: sono il mittente, non il destinatario del racconto. Quindi non so cosa raccontino queste immagini la cui materia si rivela soltanto attraverso la bronzea dominante cromatica, e posso solo augurarmi che esse, che non replicano la realtà ma la mettono in dubbio o la moltiplicano, che non propongono una visione estetizzante, siano in grado di comunicare più di una cosa a chi le osserva, e cose diverse ai diversi osservatori. Però mi piacerebbe se anche agli occhi degli altri vibrassero e non apparissero silenziose e calme.