1977 - Parigi Poissy

Villa Savoye di Le Corbusier

   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
     
   
     
   
     
   
     

 

  La villa Savoye situata a Poissy in Francia è una delle opere più celebri di Le Corbusier e fu realizzata tra il 1929 e il 1931. Questo edificio è diventato monumento storico il 16 dicembre 1965. Dopo anni di abbandono la villa è stata restaurata ed è ormai aperta al pubblico.

Descrizione
In questa costruzione, Le Corbusier applica integralmente i suoi cinque punti (i pilotis, il tetto-giardino, la pianta libera, la facciata libera e la finestra a nastro) dimostrando allo stesso momento quanta varietà è possibile ottenere pur rispettando tale guida normativa. Inoltre la costruzione riflette altri suoi parametri progettuali: i legami con la pittura purista, la coesistenza di forme "libere" e geometriche, l'architettura dei percorsi, il rapporto con l'ambiente naturale che la rendono tra le più emblematiche del suo pensiero.

La pianta della casa nasce da una maglia quadrata di pilotis aventi fra loro una distanza di m.4,75; dimensionalmente essa deriva dall'arco di curvatura di un'automobile che, penetrando nella maglia, gira all'interno di essa e si introduce nello spazio destinato a garage. Sono quindi presenti due motivi, per così dire, archetipi di Le Corbusier: la chiocciola ed il quadrato, che si ritrovano alla base di molte altre sue opere.

Nel corpo di fabbrica a pianterreno, avente un lato curvo, oltre al garage, vi è un alloggio di servizio ed il vestibolo da cui parte una scala e una rampa, disposta lungo l'asse della pianta. Il piano superiore contiene su tre lati l'alloggio (un grande soggiorno più tre camere con servizi) e sul quarto lato, che si estende dalla parete esterna alla rampa di spina, si apre una grande terrazza, cui corrisponde un vuoto sul solaio sovrastante. La terrazza rappresenta uno dei cinque punti di Le Corbusier, il tetto-giardino e viene descritta dall'architetto con queste parole: "Il vero giardino della casa non sarà sul suolo, ma al di sopra di esso a tre metri e cinquanta: questo sarà il giardino sospeso dove il suolo è secco e salubre, dal quale si vedrà tutto il paesaggio, assai meglio che non dal basso". La rampa porta dalla suddetta terrazza-giardino al piano di copertura della casa dove si stagliano i corpi curvilinei del solarium e della scala. Due vuoti corrispondenti rispettivamente al terrazzo inferiore descritto e ad un altro più piccolo che sovrasta il terrazzino della cucina del piano sottostante; la conclusione della rampa centrale. Un elemento importante di questa casa è la rampa, equivalente alla spina centrale dell'intera costruzione. Essa collega al coperto il pianterreno col primo piano e, all'aperto, quest'ultimo col tetto-giardino. In tal modo la rampa, vera e propria promenade architecturale, costituisce un elemento plastico costantemente visibile nella parte centrale della casa sia per chi guarda dall'interno, sia per chi guarda dalla terrazza del primo piano.

La volumetria esterna è tanto semplice e schematica da apparire "brutalista" ante litteram: un basso parallelepipedo tagliato su ogni lato da un'asola orizzontale, sospeso rispetto al suolo da sottili pilastri e sormontato da corpi semicircolari disposti asimmetricamente. Quanto al rapporto con l'ambiente, Le Corbusier scrive: "La casa si poserà nel mezzo dell'erba come un oggetto". Tuttavia, se la scarna volumetria e questo distaccato rapporto con la natura -frutto entrambi di una poetica figurativa e d'un programma comune a tutto il razionalismo e all'arte astratta- rientrano indubbiamente nell'intenzionalità dell'autore, alcuni aspetti particolari dell'opera trasformano ed arricchiscono i suoi lati schematici e programmatici. Per esempio le quattro facce non sono, come sembrano, tutte uguali fra loro. Due di esse hanno i pilotis a filo di parete, mentre le altre due sono a sbalzo rispetto ai montanti, realizzando così la vera e propria facciata libera. Inoltre se tale divario si deve alla struttura, quello che andiamo a descrivere va attribuito ad una ancora più precisa volontà conformatrice; infatti la posizione asimmetrica dei corpi sovrastanti l'edificio, formanti un plastico gruppo a sé e la loro stessa varietà morfologica conferiscono una nota di varietà ed ambiguità al tutto, così da rendere ogni visuale di prospetto diversa dall'altra: guardandolo dai vari lati, il suddetto gruppo ora appare a sinistra, ora a destra, ora scompare del tutto per chi guarda dal basso, disposto com'è in un angolo eccentrico del tetto-giardino. È da notare inoltre che la facciata corrispondente alla terrazza-giardino è simile alle altre; e ciò chiaramente in deroga al principio funzionalista per cui l'esterno dovvrebbe rispecchiare fedelmente l'interno. E tale deroga, cui forse un Gropius o un Mies Van der Rohe non avrebbero mai consentito, è la prova migliore del modo di progettare di Le Corbusier che procede per immagini. Lo spazio architettonico interno ed esterno deve sì corrispondersi, ma non al punto da scompaginare una immagine che egli aveva prefigurato in nome non solo di una logica funzionale, ma anche, in questo come in numerosi altri casi, in quello di una logica della fantasia.

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