2 Maggio1971 -  Violenza 

Gian Luigi Gargiulo e Enzo Parlato

Immagini della condizione ospedaliera dal lazzaretto

dell’Ospedale S.M. della Pace in Napoli

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
2016 - Di seguito riporto il contributo dello studioso Francesco Giliani che ha riconosciuto tra i ricoverati del 1971, del cronicario dell'Ospedale della Pace, il sindacalista e politico napoletano Enrico Russo.
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Enrico Russo nacque a Ponticelli nel 1895 e si iscrisse giovanissimo (1910) alla sezione del PSI del quartiere Mercato. Durante il Biennio Rosso fu segretario provinciale della Fiom. Nel 1924 aderì al PCdI nel quale ricoprì importanti incarichi dirigenziali. Nel novembre 1926 scappò in Francia prima di essere acciuffato dal Tribunale Speciale che lo condannò in contumacia. Divise il suo esilio tra Francia e Belgio. Nell'agosto 1936 partì per la Spagna dove fu comandante militare di una colonna internazionale del POUM, la "Lenin", sul fronte d'Aragona.

Rientrato in Francia nel 1937, passò anni miserevoli e senza documenti regolari. Nel 1940 le autorità di Vichy lo consegnarono ai fascisti che lo spedirono alle Tremiti in confino. Rientrò a Napoli nell'ottobre 1943 e venne eletto a novembre segretario della ricostituita Confederazione Generale del Lavoro (CGL). Attestato su posizioni contrarie alla collaborazione con le forze monarchiche e borghesi, sviluppò assieme a molti quadri comunisti del meridione una battaglia per conquistareil PCI a quelle posizioni. Ne uscì sconfitto e la CGL venne rimpiazzata dalla CGIL, nata con anche la partecipazione dei sindacalisti democristiani.

Mai riammesso ufficialmente nel PCI per le sue posizioni in odore di trotskismo, militò brevemente nel PSIUP finché nel gennaio 1947 seguì assieme alla corrente interna di "Iniziativa Socialista" la scissione di Palazzo Barberini guidata da Saragat che portò alla fondazione del PSLI. Non rimase molto in quel partito del quale non condivideva l'anticomunismo - lui rimase soltanto antistalinista - smise sostanzialmente di fare attività politica salvo pochissimi episodi. Morì dimenticato da tutti nell'ottobre 1973 al cronicario "La pace".

Dopo averla studiata in un dottorato all'Orientale di Napoli, io ho pubblicato una storia della CGL rossa - [
Fedeli alla classe. La CGL rossa tra "svolta di Salerno" e occupazione alleata del Sud (1943-1945), AC editoriale, Milano, 2013] - della quale Enrico Russo fu segretario e "bandiera" ed ora sono alle battute finali di una sua biografia.
Francesco Giliani
 
da Wikipedia
Enrico Russo (alias Amedeo Bellini) (Napoli, 1895 – Napoli, 1973) è stato un politico e sindacalista italiano. Tra 1943 e il 1944 fu segretario della Confederazione Generale del Lavoro (la CGL rossa).

Biografia
Nato nel 1895 a Napoli, lavorò come operaio metallurgico, impegnandosi presto nell'attività sindacale. Divenuto segretario della Federazione Italiana Operai Metallurgici(FIOM) di Napoli, si distinse durante il Biennio rosso. Iscritto al Partito Socialista Italiano (PSI), nel 1924 si separò con i cosiddetti terzini per aderire al Partito Comunista d'Italia. Fu l'ultimo segretario della Camera del Lavoro di Napoli, nonché della Federazione provinciale del PCd'I.

Nel dicembre 1926, in seguito alla condanna a tre anni e mezzo di confino, emigrò clandestinamente a Marsiglia dove, passato al Partito Comunista Francese, con Nicola Di Bartolomeo e Mario La Rocca fu membro del comitato regionale dei gruppi comunisti di lingua italiana. Espulso dalla Francia, trovò rifugio in Belgio dove, escluso dal PCd'I, aderì alla Frazione di sinistra del PCd'I, raggruppamento che si richiamava alle posizioni di Amadeo Bordiga, primo segretario del PCd'I. A nome della Frazione, firmò il 15 settembre 1930 il documento del Segretariato internazionale provvisorio dell'opposizione comunista “Sulle prospettive e sui compiti della rivoluzione cinese”. Nel 1931, pubblicò l'articolo La questione sindacale e la mano d'opera straniera (“Bollettino interno della Frazione di sinistra”, n. 2, aprile 1931) e, nel 1935, al Congresso della Frazione, presentò con Virgilio Verdaro e Piero Corradi la risoluzione, sostanzialmente approvata, con la quale il gruppo cessava di essere la “frazione di un partito passato definitivamente nei ranghi del nemico”.

L'anno dopo, con Mario De Leone, animò la tendenza favorevole all'intervento nella guerra di Spagna. Sul fronte di Aragona, assunse il comando della Columna Internacional Lenin del Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) e partecipò a significativi episodi bellici, assieme a Emilio Lionello, Giuseppe Morini e Gildo Belfiore. Contrario alla militarizzazione delle milizie volontarie (ossia alla loro subordinazione alle autorità governative), ritornò in Francia nel 1937 e aderì all'Union Communiste.

Allo scoppio della guerra (settembre 1939), fu arrestato a Bruxelles, dove viveva in grande miseria e internato nel campo francese di Saint-Cyprien, sulla costa mediterranea, vicino al confine spagnolo. Il 14 luglio 1940, fu consegnato ai fascisti italiani. Confinato alle Isole Tremiti, riebbe la libertà nel settembre 1943 e, recatosi a Napoli, in ottobre fu uno dei protagonisti della cosiddetta scissione di Montesanto, che per alcuni mesi divise il PCI. Svolse un importante ruolo nella rifondazione della Confederazione Generale del Lavoro (CGL rossa), di cui fu segretario e direttore del giornale “Battaglie Sindacali”, fino a quando, nel settembre 1944, il Partito Comunista Italiano (PCI), il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) e la Democrazia Cristiana (DC) imposero il nuovo sindacato, la Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL), in nome del Patto di Roma, che essi avevano siglato il 3 giugno 1944, costringendo la CGL rossa all'auto-scioglimento.

In seguito a questi avvenimenti, Enrico Russo rifiutò le cariche pubbliche che gli venivano proposte (tra cui il Ministero del Lavoro) e ruppe i rapporti con il PCI, accentuando i propri sentimenti anti-stalinisti. Passato allo PSIUP, con la scissione di palazzo Barberini (XXV Congresso dello PSIUP, 5-15 gennaio 1947), entrò nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani di Giuseppe Saragat e fece parte della sua direzione nazionale. Dal 1953 al 1955 diresse la rivista “Battaglia Socialista”. Morì a Napoli nel 1973 al cronicario "La pace".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1971 - MANIFESTO DELLA MOSTRA
 
1971 - FOTO MOSTRA IN STRADA ATELIER 70
 
 

 

 

 

 

COMPLESSO MONUMENTALE DI

SANTA MARIA DELLA PACE
Via Tribunali, 26

Il Complesso, realizzato sul luogo del
quattrocentesco palazzo di Ser Gianni Caracciolo,
gran Siniscalco del Regno e amante della regina
Giovanna II, comprende l’ospedale dei frati
Ospedalieri di S. Giovanni di Dio fondato nel 1587,
attualmente sede della circoscrizione San Lorenzo -
Vicaria e la Chiesa. La struttura dell’antico palazzo
è ancora visibile nel portale d’ingresso, costituito
da un grande arco polilobato in stile gotico
fiorito, nella base del vestibolo si vede la muratura
del XV secolo. Il complesso si sviluppa intorno a due
chiostri realizzati a quota diversa a causa della
pendenza del sito.
Si possono visitare la Sala del Lazzaretto e la
Chiesa dedicata a S. Maria della Pace in ricordo
della fine delle ostilità tra Filippo IV re di Spagna
e Luigi XIV re di Francia.

Chiesa

La chiesa fu iniziata nel 1629 su progetto di Pietro
de Marino ed ultimata nel 1659. La struttura
architettonica è a croce latina. Presenta tre
cappelle per lato. Il pavimento è in piastrelle
maiolicate e cotto realizzate da Donato Massa su
disegno di Domenico Antonio Vaccaro.
L’abside è stato realizzato da Nicola Tagliacozzo
Canale.

Sala del Lazzaretto

Si accede alla Sala da uno scalone il cui ingresso è
sulla sinistra del vestibolo.

È detta del Lazzaretto perchè si accoglievano in
questa sala i lebbrosi e all’occorrenza i numerosi
appestati. Misura m 60 di lunghezza per 10 metri di
larghezza ed è alta 12 metri. In fondo un pregevole
altare in marmi commessi del XVIII secolo separa la
sala dalla zona che un tempo era destinata a
gabinetto medico.

Lungo le pareti a metà altezza corre un ballatoio
attraverso il quale venivano serviti cibo e bevande
ai degenti per evitarne il contagio. Sulla parte
superiore del ballatoio, tra le finestre, e sotto la
volta si ammirano affreschi di Giacinto Diano e
Andrea Viola raffiguranti la Vergine Maria e Santi
dell’ordine di S. Giovanni di Dio.
In questo ambiente il cossidetto "lazzaretto" erano
fine alla fine dei nostri anni sessanta i letti per
gli infermi. Dal 1974, infatti, l'ospedale è stato
trasferito nell'attuale sede di via Manzoni.